Risarciti i familiari di un dipendente civile del Ministero della Difesa addetto alla manutenzione e riparazione di equipaggiamenti militari.
Il lavoratore aveva sempre operato nel bacino di carenaggio (che si trova nel Molo di S. Vincenzo, adiacente ai Giardini del Molosiglio), costruito in epoca borbonica al fine di creare un bacino di raddobbo per procedere “all’asciutto” ai lavori di manutenzione del naviglio.
Il bacino, tuttora funzionante, è stato ed è gestito dalla Marina Militare Italiana e, dal 1981, è stato dichiarato monumento nazionale.
Il personale civile e militare della Marina (militare marina) è stato lungamente esposto al rischio amianto sia nelle basi a terra che l’amianto presente diffusamente sulle navi militari. Il naviglio della marina militare è stato infatti realizzato con componenti in asbesto, utilizzato come isolante dal calore: gli stessi militari erano dotati di guanti e altri indumenti in asbesto come protezione dal calore.
Deceduto per carcinoma polmonare, ai familiari è stato riconosciuto il risarcimento sia del danno jure hereditatis che jure proprio nonche del danno catastrofale (cd. da lucida agonia).
Con la sentenza depositata il 14.10.2026 il Tribunale di Napoli così ha disposto:
accoglie il ricorso per quanto di ragione e, per l’effetto, condanna il Ministero della Difesa al pagamento in favore dei ricorrenti del complessivo importo di € 457.610,50 (di cui € 30.000,00 + 15.000,00 a titolo rispettivamente di danno biologico terminale e danno morale catastrofale ed € 412.610,50 per il complessivo danno da perdita del rapporto parentale (di cui € 146.662,50 per la xxxxxxx, ad € 123.196,50 per xxxxxx, € 142.751,50 per xxxxxxx.), oltre gli interessi legali e la rivalutazione monetaria, dalla domanda giudiziale al saldo.
